Le alopecie responsabili della perdita capelli

Le alopecie sono le responsabili della perdita capelli in alcune zone localizzate del cuoio capelluto. L'assenza totale o parziale dei capelli può presentarsi come fattore genetico isolato (alopecie isolate) o in associazione ad anomalie di altri organi (displasie ectodermiche, sindromi ittìosiche, da invecchiamento precoce, teleangectasiche, da instabilità del DNA, da disordini cromosomici ecc.) oppuere in associazione ad anomalie di struttura del fusto pilare (moniletrix, sindrome di Menkes, sindrome dei capelli impettinabili, tricotiodistrofia).

Alopecia androgenetica
l 'alopecia androgenetica o seborroica, o calvizie comune, è un diradamento progressivo della parte fronto-occipitale del cuoio capelluto .Si tratta dell'alopecia più frequente: colpisce gran parte della popolazione di razza bianca, sia pure con gravità diversa. In altri gruppi etnici è meno frequente.
Il quadro clinico comporta un diradamento fronte temporale con la formazione della "chierica" nel maschio, e un diradamento frontale e parietale nella femmina, che conserva la linea frontale dei capelli. Un quadro di tipo mascolino si ha nella femmina trattata con androgeni. Una minoranza di maschi ha, per ragioni ignote, un quadro femminile. Il paziente lamenta un aumento modesto della caduta dei capelli con un caratteristico picco autunnale, ma possono presentarsi episodi acuti di perdita capelli . Secondo alcuni esisterebbe nel soggetto calvo un piccolo rischio di malattia coronarica.

La malattia inizia intorno alla pubertà con l'inizio dell'increzione androgenica, e progredisce con l'età a velocità diverse da soggetto a soggetto in funzione dell'ereditarietà. Maschi con padre e nonno materno completamente calvi sono di solito in stadio avanzato già nel secondo decennio di vita. Le femmine nelle stesse condizioni presentano un evidente diradamento nel quarto decennio, ma non raggiungono quasi mai lo stadio maschile corrispondente.

Non esiste alcuna prova che la calvizie dipenda da un minor apporto ematico al cuoio capelluto. L'elemento patogenico fondamentale è invece l'attività della 5a-reduttasi di tipo II che trasforma il testosterone in diidrotestosterone. I valori di diidrotestosterone e androstenedione nei follicoli in anagen dei pazienti sono infatti molto maggiori che nei controlli e i metaboliti 5a-ridotti sono aumentati nelle zone frontali rispetto a quelle occipitali, sempre risparmiate dalla calvizie.
Nella donna il decorso può essere accelerato da condizioni endocrine particolari (menopausa policistosi ovarica. tumori virilizzanti) o da una terapia con androgeni.

Almeno nei primi stadi non si ha la scomparsa del follicolo, ma soltanto la regressione del pelo terminale a vellus, un pelo piu' fino, tipo quello dei neonati. Nel giovane calvo, infatti, i vellus sono facilmente visibili con la luce incidente. In età più avanzata si sovrappongono fenomeni atrofici del cuoio capelluto, che diventa sottile e lucido. In questa fase anche i vellus sono scomparsi. Un secondo processo patologico consiste nella perdita dell'individualità cicli pilari caratteristica del cuoio capelluto adulto normale e quindi della loro sincronizzazione.

Rimedi per l'alopecia?
La terapia topica consiste nelle tradizionali preparazioni rubefacenti o ormoniche (estrogeni progestinici. antiandrogeni) disponibili in commercio. La loro pretesa attività non è documentata.
Più documentata è l'azione del minoxidil, un antipertensivo piperidino-pirimidinico usato in soluzione al 2-5%. L'applicazione due volte al giorno determina, non prima del terzo mese di terapia l'inversione del processo di trasformazione da pelo terminale a pelo vellus in circa il 30% dei soggetti maschi. Nella donna l'effetto è migliore. Tuttavia, la sospensione o la sola riduzione del minoxidil comporta la regressione alla situazione preesistente. Effetti collaterali locali sono dermatiti irritative dovute al veicolo glicolico e dermatiti allergiche da contatto. Relativamente comuni sono episodi di ingiallimento dei capelli bianchi. Nelle donne l'effetto tricogeno si esplica, oltre che sul cuoio capelluto anche su volto, arti e tronco, evidentemente per assorbimento transcutaneo. Ci possono essere rari effetti come l'ipotensione, ma sono molto modesti se il farmaco è usato correttamente. Va infatti evitata l'applicazione sulla cute infiammata (dermatite seborroica o dermatiti irritative o allergiche) .

La terapia sistemica si avvale di farmaci antiandrogeni. Documentata è l'azione della finasteride un inibitore della 5a-reduttasi di tipo II. È usata per via generale alla dose di 1 mg/al giornp. In un terzo .dei casi si ha un risultato esteticamente soddisfacente nel giro di due anni. Tuttavia se la cura viene interrotta, in circa 20 mesi si ritorna alla situazione a cui il paziente sarebbe arrivato se non avesse incominciato il trattamento. Alle dosi indicate, gli effetti colorali a medio termine sono irrilevanti. Poiché nella donna in gravidanza la finasteride potrebbe indurre la femminilizzazione del feto maschio, il farmaco è controindicato nelle donne fertili. Non sembrerebbe attivo nelle donne in menopausa.
Nella donna, quindi, il solo farmaco utilizzabile è minoxidil. Si possono, inoltre, correggere rituali anormalità endocrine, in particolare la sindrome dell'ovaio policistico.

La terapia chirurgica consiste soprattutto nell'autotrapianto, ma anche sulla riduzione dell'area glabra, sull'espansione dell'area che conserva i capelli, sull'estensione del cuoio capelluto e sulla trasposizione di lembi dello stesso.
La tecnica dell'autotrapianto prevede micro trapianti e trapianti di unità follicolari, cioè di gruppi di 2-3 capelli. In pratica, dalla zona occipitale si prelevano strisce di cute a tutto spessore larghe 5 cm e lunghe circa 15 cm contenenti i capelli, facendo attenzione a non danneggiare il loro bulbi.Mentre la ferita chirurgica viene saturata, la striscia ottenuta è suddivisa in pezzetti contenenti un numero variabile di capelli.

Rimedi naturali per la perdita dei capelli, l'olio di cocco

Se cercate un rimedio naturale per tamponare la perdita capelli provate a dare un'occhiata all' olio di cocco, alle sue proprietà e al tipo di nutrimento che può dare ai follicoli.
L'olio di cocco, possibilmente vergine, rappresenta un valido rimedio naturale. E' un anti DHT (Diidrotestosterone) ovvero possiede una notevole efficacia nel contrastare la formazione di alopecia androgenetica e la miniaturizzazione dei follicoli. L'assunzione, in pillole o in maniera topica, si effettua a cicli, combinato con il Finasteride (Propecia) e anche con il Minoxidil, che funziona come anti DHT. L'olio di cocco contine anche acido laurico, palmitico, capirilico e oleico, anche loro inibisconoe l’enzima 5.

Il DHT (diidrotestosterone) è una trasformazione del Testosterone (l'ormone maschile per eccellenza) ad opera dell'enzima 5-alfa-reduttasi. Gli anti DHT (come la finasteride, Propecia nome commerciale, o il Minoxidil) vanno ad inibire questo enzima.

L'olio di cocco tra l'altro, ha lo stesso principio anche del Proscar, il farmaco per la prostata dal quale hanno commercializzato proprio Propecia per la perdita capelli. In pratica hanno scoperto che chi si curava la prostata con quel farmaco aveva la ricrescita dei capelli, per cui hanno diminuito il dosaggio e messo in vendita per questo tipo di trattamento. Quindi anche l'olio di cocco va nella direzione di aiutare la prostata, ma naturalmente.

E' ricco di grassi saturi,in teoria fanno bene visto che i grassi saturi a catena media favoriscono il colesterolo buono, basta non abusarne.

Una dieta per bloccare la perdita capelli

La perdita dei capelli potrebbe essere legata ad una cattiva alimentazione. E' molto difficile che accada, ma uno squilibro molto forte dell' apporto vitaminico e di alcuni minerali associato ad uno stress contribisce a farvi cadere i capelli.
La salute in generale, in maniera specifica anche quella dei nostri follicoli richiede adeguate quantità di proteine, acidi grassi essenziali, vitamine e minerali. Mangiare cibi giusti, inseriti in una dieta può contribuire a ridurre la perdita capelli e promuovere la loro ricrescita.

Quali sono gli alimenti che aiutano a ridurre la perdita dei capelli?

Noci: contengono molte calorie, attenzione al colesterolo quindi, però hanno tantissimi minerali come selenio, zinco, ferro e omega 3. Basta mangiare 3 noci al giorno per il giusto apporto. Una deficienza di zinco può favorire la perdita dei capelli. Inoltre le noci contengono acido alfa-linolenico, un acido grasso omega-3 che migliora la salute dei capelli.Anche la mandorle sono ottime come cibo.

Vongole e carni bovine: le vongole e la carne di manzo sono ricche di proteine, in più contengono zinco e ferro. Queste proteine supportano la crescita dei capelli. La Fda statunitense raccomanda l'assunzione di 50 grammi di proteine al giorno, anche qui attenti a non esagerare con l'assunzione di carne, i grassi animali non fanno di certo bene in grosse quantità. Le proteine si trovano anche nelle uova, nel germe di grano e latticini.

Legumi: i fagioli sono ricchi di proteine e zinco, contengono anche ferro e biotina.Preferite questi nella vostra dieta, di origine vegetale piuttosto che quelli animali , per evitare la perdita capelli.Anche se non accade molto spesso, poca biotina può contribuire alla fragilità dei capelli.

Pesce: gli acidi grassi Omega-3 sono fondamentali per la salute del cuoio capelluto e per la vitalità dei capelli. Se proprio non vi piace mangiare pesce potete assumere gli omega3 in pillole, le trovate in erboristeria.

Verdura: le verdure a foglia verde contengono vitamine che regolano il giusto afflusso di sebo ai vostri capelli . Broccoli e spinaci ad esempio sono pieni di Vitamina A e C. Anche la frutta è essenziale, piena di antiossidanti è benefica per la salute in generale.